Ecco i risultati dell’incontro CNA a Roma

La crisi energetica dovuta alla mancanza di risorse a causa del conflitto ucraino e la necessità di aderire agli impegni presi dall’UE per la transizione green richiedono uno sforzo importante alle nostre aziende. Inoltre il segmento trainante della nostra economia, ovvero le MPMI, che da sole generano circa il 63% del valore aggiunto nazionale, sono spesso troppo scarsamente rappresentate a livello istituzionale e politico.

In questo contesto punta ad inserirsi l’intervento di CNA Milano, che si è impegnato nell’organizzazione di quattro workshop sul territorio (Brescia, Bologna, Pescara e Milano), con l’ambizione di:

  • accelerare l’elettrificazione del calore industriale come traino per la decarbonizzazione del “Made in Italy”;
  • dimostrare alle imprese che la transizione energetica non è solo un’imposizione dall’alto ma può rappresentare un importante opportunità di crescita;
  • aiutare le imprese e gli imprenditori a fare sentire la loro voce a livello politico-istituzionale per instaurare un dialogo produttivo;

Durante i vari incontri è stato identificato all’unanimità il problema burocratico-amministrativo come ostacolo principale alla transizione. A causa, infatti, della sua inefficienza il sistema mina l’efficacia delle politiche di incentivazione, rappresentando inoltre un cosiddetto “costo nascosto” per le aziende in termini di tempo e denaro.

Il focus è stato posto anche sulle barriere di tipo economico-finanziarie con caratteristiche comuni ma sfumature differenti a seconda del territorio. Milano si è concentrata sull’incertezza del ROI (ritorno dell’investimento), Brescia e Bologna hanno ritenuto proibitivi i costi delle nuove tecnologie mentre Pescara si è soffermata sulle difficolta nel reperire tecnologia a causa dell’arretratezza delle filiere locali.

Ciò che però di più significativo è emerso è stata una resistenza di tipo culturale al cambiamento che provoca una difficoltà a superare modelli consolidati e identità produttive radicate.

Questi punti rendono chiaro come siano indispensabili un aiuto di tipo normativo per snellire la burocrazia, un occhio di riguardo al territorio per quanto riguarda la politica economica, e strategie per il cambiamento culturale delle imprese, che se non attuato potrebbe rendere nulli gli interventi di tipo tecnologico e finanziario.

Altri interventi indicati come necessari sono stati:

  • il sostegno alle CER (comunità energetiche rinnovabili) che possono rappresentare un motore per la transizione
  • un sistema di incentivazione strutturato e prevedibile; superare la logica dei bonus episodici risulta infatti indispensabile per garantire alle imprese la sicurezza che richiede la pianificazione di investimenti a lungo termine
  • investimenti importanti sul piano della formazione e della ricerca indispensabili per la crescita tecnologica

Dai vari workshop è risultata più centrale che mai l’attenzione dovuta al ruolo strategico che possono fornire i territori. Le varie differenze e frammentazioni riscontrate infatti non devono rappresentare debolezze ma risorse che permettono sperimentazioni e apprendimento reciproco sulla base delle best practice. Per fare ciò lo stato deve garantire autonomia ai territori entro uno schema nazionale coerente, supportare le sperimentazioni con risorse e valorizzare le singolarità locali.

Questo confronto ha rivelato come l’elettrificazione del calore sia solo l’inizio di quella che dovrà essere una vera e propria rivoluzione del sistema energetico nazionale, passando dall’attuale modello centralizzato a uno strutturato nel territorio, intelligente e cooperativo.

La maturità espressa da questi dibattiti è di sicuro un ottimo punto di partenza ma ora è il momento che le parole e le idee si tramutino in azione, specialmente da parte degli organi amministrativi, per unire tecnologia, innovazione, sostenibilità, trasformazione culturale, territorio e politica nella grande sfida dello sviluppo nazionale.